Caro tasse

Più dieci per cento. E non si parla di numero di iscritti o di laureati ma dell’aumento delle tasse universitarie. In attesa dell’annunciato reintegro di 400 milioni di euro, gli atenei soffrono il taglio dei fondi e sono costretti a recuperarli in altro modo.

Così, ancora una volta, il peso delle scelte politiche pesa sulle spalle dei più giovani. Succede, ad esempio, nel secondo ateneo romano, quello di Tor Vergata, dove quest’anno il contributo richiesto ai ragazzi e alle loro famiglie è salito del 10 per cento, passando da 88 a 110 euro.

La vera novità però è che da quest’anno chi vuole immatricolarsi a Tor Vergata o iscriversi agli anni successivi al primo dovrà versare entro novembre un anticipo della seconda rata che generalmente viene chiesta in primavera. Ai 433 euro di tasse statali, regionali e universitarie, vanno dunque sommati altri soldi che oscillano tra gli 11 e i 280 euro a seconda della fascia contributiva e del corso di laurea scelto. La sola consolazione è che le fasce di reddito sono passate da sei a undici, in modo da suddividere con maggior precisione i livelli di contribuzione.

Nonostante ciò la facoltà di Lettere e Filosofia è in grado di garantire un contratto lavorativo solo a dieci professori, sugli oltre 60 che sarebbero necessari per far partire “dignitosamente” i 14 corsi di laurea offerti dalla Facoltà. Quindi gli studenti pagano più tasse senza nemmeno avere la certezza di poter frequentare delle lezioni, sostenere degli esami e addirittura laurearsi. Perciò i ragazzi, chiamati a partecipare oggi ad un’assemblea straordinaria che spiegherà gli eventuali rischi a cui gli iscritti vanno incontro, rimangono su unica posizione: “O ci garantiscono il nostro corso o ci ridanno i nostri soldi”.

L’aumento delle tasse, per fare un altro esempio, ha riguardato anche l’Università di Verona, dove sono lievitate quest’anno di quasi un 20%. In questo caso però, l’università ha deciso di aumentare maggiormente i contributi a chi appartiene alle fasce di reddito più alte. Senza contare che l’ammontare delle rette, poi, varia a seconda del percorso di studi. E a Verona si è deciso di far pagare meno per quei corsi dove gli studenti sono più numerosi.