L'ateneo salentino

La notizia era nell’aria. La riforma dell’università contenuta nella legge 240 del 2010 ha stretto i cordoni della borsa per molti atenei e ora in alcuni di questi gli studenti cominciano a lamentarsi per gli aumenti delle rette. Accade in questi giorni all’Università del Salento dove l’Unione degli universitari (Udu) ha convocato una conferenza stampa per rimarcare il rischio che con le cifre previste per l’iscrizione molto ragazzi siano costretti ad abbandonare.

La novità introdotta quest’anno dall’ateneo leccese di per sé è sensata: affiancare il criterio del merito a quello reddituale nel momento della determinazione della retta da versare. “In astratto il principio è più che condivisibile – spiega Carlo Monticelli dell’Udu – ma poi bisogna guardare alla sua applicazione nei casi concreti”. Ebbene, pare che nel concreto a rimanere fuori dalle esenzioni o comunque dalle fasce di contribuzione più agevolate siano alla fine proprio gli studenti che provengono dalle famiglie più povere.

Numerose le iniziative di protesta messe in campo dagli studenti: dalla petizione “fotografica”, che immortala i volti dei ragazzi “per dimostrare che non sono semplici numeri”, al “mail bombing” verso la casella di posta elettronica del rettore, per comunicargli il loro disappunto nei confronti dell’aumento delle rette. E martedì 22 febbraio protesteranno davanti al rettorato in occasione dell’assemblea del consiglio d’amministrazione dell’ateneo.

Tra i rappresentanti degli studenti e il rettore Domenico Laforgia è in corso anche una “guerra dei numeri”, con quest’ultimo che parla di un maggiore introito per le casse dell’università di 1.600.000 euro, mentre l’Udu parla di maggiori entrate dovute all’aumento delle rette che si aggirano tra i 4 e i 5 milioni.

“Come si fa a chiedere più soldi e a parlare di merito in un’università in cui non funziona niente?” tuonano gli studenti dell’Udu, che ricordano la promessa fatta dal rettore meno di tre anni fa, quando assicurò che i tagli imposti all’Università del Salento non avrebbero avuto ripercussioni sull’entità delle rette. Il caso più eclatante segnalato nel corso della conferenza stampa è quello dei tanti studenti che – ancor più in ragione della crisi economica – sono costretti ad affiancare il lavoro allo studio, con inevitabili ripercussioni su rendimento e quindi sul livello di merito”.

Il prorettore Carmelo Palmesani apre comunque al dialogo, spiegando che le scelte dolorose fatte dai vertici dell’ateneo sono la diretta conseguenza delle politiche nazionali e quindi in qualche modo obbligate. Ma la Cgil leccese la pensa diversamente: “Le politiche sbagliate del governo centrale non giustificano l’atteggiamento iniquo che l’ateneo nella sua autonomia assume nei confronti degli studenti”.