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Molte delle università statunitensi hanno promosso da tempo campagne per combattere la cultura del “bere alcool” all’interno dei campus, soprattutto tra gli studenti più giovani. L’Universita del Queen, dopo la morte di due suoi studenti lo scorso autunno precipitati dai piani alti degli edifici dell’ateneo dopo aver bevuto, sta cercando di rendere più efficace la sua “crociata”.

“Come altre università in Nord America- ha dichiarato uno degli amministratori dell’ateneo, Woolf -, stiamo combattendo contro il consumo eccessivo di alcool nella comunità universitaria”. Uno degli obiettivi è infatti proprio quello di ridurre il rischio di incidenti, sempre più frequenti dal momento che al consumo di alcolici si associa spesso la pratica di giochi e sfide ad alto rischio.

Il nuovo piano disciplinare prevederà un maggiore controllo e restrizione sulla quantità di alcol che gli studenti potranno tenere nelle loro stanze. In più, si ricorrerà a una commissione interna di giudizio quando si verificano violazioni gravi del regolamento.

L’università sta integrando nelle sue decisioni anche la parte sociale, attraverso l’Alma Mater Society, organismo studentesco che si occupa della gestione dei campus e della vita degli studenti nell’università. “L’aumento del consumo di alcol è un problema molto diffuso negli States così come in Canada” ha sottolineato il presidente dell’Alma Mater Morgan Campbell.

“Penso che ci sia urgente bisogno di una iniziativa guidata dagli studenti e l’amministrazione ne è consapevole. Per questa ragione hanno attivato un coinvolgimento diretto della nostra associazione”. Nel frattempo, a seguito di un “after party” svolto nel 2008 con conseguenze drammatiche, si è deciso di estendere la sospensione della festa autunnale degli studenti da due a tre anni.