Mariasella Gelmini

Con 307 voti a favore e 252 contro la Camera dei deputati, al temine di un’aspra discussione in Aula, ha licenziato il testo del disegno di legge sull’università. L’ultima parola spetta ora al Senato, dove il provvedimenti giunge a seguito delle modifiche subite a Montecitorio. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha commentato con soddisfazione il via libera, giunto al termine di una giornata densa di avvenimenti: dalle proteste talvolta trasformatesi in scontri al doppio ko subito dalla maggioranza su alcuni emendamenti al testo sostenuti da Fli.

“Non avrei voluto che il via libera arrivasse in questo clima” ha detto il ministro al termine delle votazioni, ribadendo però la sua convinzione di aver approvato una “riforma epocale”. Uno stop allo strapotere dei baroni e ai soprusi di Parentopoli, con i rettori in carica non oltre sei anni, soldi solo in base alla qualità espressa e più spazio per il merito. Questi i punti chiave del provvedimento secondo Gelmini, che durante il dibattito in Aula ha però ricevuto critiche molto aspre dai banchi della minoranza.

Le parole più pesanti sono arrivate da Antonio Di Pietro, che ha spiegato come il disegno di legge non sia semplicemente frutto dell’insipienza del ministro ma il risultato di un “disegno” volto a mantenere i giovani italiani nell’ignoranza al fine di conservare lo status quo. Nell’annunciare il voto contrario del suo gruppo, il leader dell’Italia dei valori ha sottolineato come il vero titolare dell’Istruzione in Italia “sia diventato ormai il ministero dell’Economia”, e rivolto al ministro Gelmini ha aggiunto: “Quando si passa dai titoli ai contenuti la sua riforma si conferma quello che è: una colossale truffa“.

Hanno difeso il provvedimento, anche se con accenti diversi, il deputato di Futuro e libertà Benedetto Della Vedova e il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Quest’ultimo ha addossato al centrosinistra la responsabilità dello stato in cui versano gli atenei italiani, tacciando l’opposizione di conservatorismo e di aver adottato la linea massimalista salendo sui tetti a esprimere solidarietà verso i manifestanti. “Questa sera discutiamo di una riforma reale e profonda” ha ribadito Cicchitto.

Benedetto Della Vedova ha invece parlato di un “onesto tentativo di riformare la gestione delle università pubbliche” nel nostro Paese. Futuro e libertà, ha aggiunto, ha dato il suo contributo per introdurre criteri di trasparenza e meritocratici nella progressione della carriera e nei guadagni. “Ma – ha precisato – restano delle ombre legate ai decreti attuativi” che chi governerà l’Italia nei prossimi mesi dovrà approvare. Ha concluso poi con una ferma condanna delle azioni di teppismo durante le manifestazioni ed esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine.

L’Udc, per bocca dell’onorevole Luisa Capitanio Santolini, e il Pd, con il capogruppo Dario Franceschini, hanno contestato entrambi l’arroganza con cui si è giunti al voto delle Camera. Santolini ha parlato di un atto di forza dell’esecutivo che voleva un risultato da sbandierare, mentre Franceschini ha espresso la certezza che il provvedimento non diventerà legge dello Stato perché la debolezza del governo ne renderà impossibile l’approvazione definitiva in Senato. Si tratta, ha detto il capogruppo democratico, “dell’ultimo atto di debolezza di una maggioranza senza muscoli”.