in california ai corsi on line stessi crediti di quelli fisici

Anche se in America non esiste il valore legale della laurea, finora i corsi on line si sono distinti per il fatto che non danno crediti, ovvero quei punteggi che alla fine servono per conseguire il titolo di dottore. Il mese scorso, però, lo Stato della California ha annunciato una riforma che potrebbe porre le università virtuali sullo stesso piano di quelle che si frequentano in aula. Ciò sta avviando un dibattito assai acceso, tra chi sostiene che l’insegnamento sulla Rete sia davvero una soluzione e chi, invece, lo ritiene solo un bluff.

“Vogliamo essere il primo Stato Usa che realizza questa promessa: nessuno studente universitario in California – dichiara il presidente del Senato, Darrel Steinberg – deve vedersi negato il diritto allo studio solo perché non c’è una sedia libera per lui in un’aula”. Appoggia la decisione, anche, il governatore Jerry Brown. Le motivazioni che stanno spingendo verso il riconoscimento ai corsi on line degli stessi crediti previsti nelle università “fisiche” sono più di una: innanzitutto si garantirebbe un’istruzione gratuita per tutti, inoltre sarebbe un’ottima soluzione per far fronte alla scarsità di fondi pubblici per le università, in un periodo in cui i tagli sono piuttosto pesanti.

Una domanda sorge spontanea: i corsi on line sono davvero così democratici e all’altezza di quelli virtuali (dunque meritevoli di rilasciare crediti) oppure sono solo un’illusoria scorciatoia, che fa arrivare prima al titolo senza una reale e sufficiente preparazione? A tal proposito, la rivista maschile statunitense Esquire e il New York Times hanno pubblicato inchieste e servizi. In particolare, con un editoriale della direzione, il famoso quotidiano statunitense accusa la California di “inseguire soluzioni magiche”, dichiarando che i corsi on line “funzionano per degli studenti già preparati e fortemente motivati, ma sono potenzialmente disastrosi per masse di studenti in difficoltà a cui mancano delle cognizioni di base”.

Un giornalista dell’Esquire (A. J. Jacobs), invece, ha provato a frequentare alcuni di questi corsi on line per un anno intero. Ne è emerso che questo tipo di lezioni presentano diversi problemi: i professori si trasformano in “pop star” e poi viene applicata una formula di insegnamento atomizzata, in cui ciascuno consuma il corso da solo. Non mancano nemmeno i pro: oltre alla democraticità, c’è anche il pregio della flessibilità, che permette di studiare quando si è meno impegnati. Sembrerebbe, però, che il 97 per cento dei frequentatori lasci gli studi prima della loro conclusione, oltretutto manca il networking, necessario per cercare e trovare lavoro.