Marco Tarini

Festini e bunga bunga anche all’università, ma sotto forma di algoritmo. È questa la trovata di un ricercatore dell’Università dell’Insubria, Marco Tarini (nella foto, dal suo sito), che nell’ambito del corso di Algoritmi e strutture dati dell’ateneo di Varese e Como ha assegnato agli studenti un progetto di attualità, dal titolo “Bunga bunga”.

L’esercitazione assegnata agli studenti in questi giorni (consegna il 13 febbraio) prevede la scrittura di un programma che gestisca i dati relativi alle cene “benefiche” indette dal “Presidente della libera repubblica di Bananas” nella sua villa. E dietro al soggetto, che senza dubbio trae ispirazione dal gossip politico di queste settimane, si cela un esercizio in grado di far spremere le meningi agli studenti.

I corsisti devono infatti produrre un algoritmo che legga da un file una sequenza di eventi, come ad esempio “l’introduzione di una nuova persona nel gruppo delle cene, l’estromissione dallo stesso gruppo di elementi caduti in disgrazia, o l’indizione di una cena nella villa del presidente”. Per alcuni eventi, il programma deve inoltre produrre in output alcuni dati statistici. Insomma, come spiega lo stesso Tarini a Varesenews.it, “l’algoritmica trova soluzioni matematiche a domande reali e spiegarla o farne esercizio non è cosi semplice”. Ecco dunque che l’introduzione di elementi della vita reale o di situazioni elaborate in modo fantasioso rende più interessante la materia e più facile l’apprendimento.

C’è però chi non ha gradito lo slancio creativo del docente: uno degli studenti dopo aver scaricato il compito dal sito web ha segnalato indignato alla testata varesina quella che, a suo dire, è un’indebita allusione alle vicende del premier e alle personali opinioni politiche del ricercatore. D’altra parte Tarini non è nuovo agli esercizi originali, tra i progetti assegnati nell’ultimo anno e scaricabili dal sito troviamo altri interessanti titoli come “Il campus dei puffi” e “Tasselli e malta”. Insomma, di certo all’Università dell’Insubria gli algoritmi non sono così noiosi come potrebbero sembrare.