Il rettore di Brescia Pecorelli

In varie città italiane la Guardia di Finanza sta effettuando controlli a tappeto sulle dichiarazioni presentate dagli studenti per usufruire di riduzioni o esenzioni da pagamento delle tasse universitarie. Dopo i casi di Lecce e di Napoli, questa facoltà è l’Università di Brescia il teatro di controlli delle Fiamme gialle che hanno dato un esito sorprendente.

Nella città lombarda uno studente universitario ogni cinque ha presentato una documentazione fiscale che contiene irregolarità, dichiarando un reddito inferiore ai 45.000 euro che costituiscono la soglia di reddito annuo fino alla quale di riconoscono agevolazioni. Dai controlli sulla dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) presentata a corredo delle richieste di esenzione o riduzione delle rete, ma anche per borse di studio e diritto alla mensa, è emerso un 20 per cento di documenti non conformi. Le verifiche si riferiscono ai redditi dell’anno 2008 per le agevolazioni relative all’anno accademico 2009/2010.

I controlli sono scattati “a campione” in virtù di un accordo tra l’ateneo e la Guardia di Finanza di Brescia, sottoscritto lo scorso anno dal generale delle Fiamme gialle Fabio Migliorati e dal rettore bresciano Sergio Pecorelli (nella foto). Dagli uffici dell’università sono stati trasmesso ai finanzieri i codici fiscali degli studenti o dei genitori con accanto l’importo del reddito autocertificato. Dei settemila nominativi un centinaio denunciava di avere nel 2008 reddito zero, ma dai controlli è emerso che in alcuni casi non era così.

Non è mancato il caso di studenti che hanno certificato di essere nullatenenti, salvo poi verificare che avevano un tenore di vita decisamente da benestanti. Ora, gli studenti i cui Dsu irregolari sono stati segnalati all’ateneo dovranno integrare il pagamento delle rette fino alla somma effettivamente dovuta. La Guardia di Finanza ha anche trasmesso alla procura della Repubblica tutte le autocertificazioni non veritiere, ipotizzando il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver evaso le tasse usufruendo di benefici non dovuti.