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Ormai è un miraggio per la maggior parte dei neodiplomati. Un sogno che solo uno su sei “sognatori” riuscirà a vedere realizzato. Nonostante le statistiche dicano che il nostro Paese soffre una forte carenza di medici e chirurghi, il numero chiuso “taglierà le ali” a parecchi aspiranti dottori. In particolare quest’anno saranno tanti i partecipanti ai test di ammissione che non riusciranno a entrare, visto l’impressionante boom di iscrizioni per accedere ai corsi di laurea in in Medicina e Chirurgia di tutta Italia.

Alla vigilia del 5 settembre, fatidica data in cui tutte le facoltà di Medicina sottoporranno le aspiranti matricole al test, sono tra i 63 e i 65mila gli iscritti alle prove d’ammissione, ben settemila in più dell’anno scorso. All’Università di Torino l’aumento è del 9 per cento, a Parma del 14, a Palermo del 20. I posti disponibili totali sono 10.360. E più la città e l’ateneo sono grandi, più sono gli iscritti, tanto che a Bologna e Parma verrà ammesso un candidato su otto, uno su nove a Roma, uno su dieci a Bari. Il rapporto migliore per l’ammissione si registra all’Università di Siena.

Ma quest’anno c’è una novità. Per dare la possibilità a ogni studente di provarci in più atenei il ministero dell’istruzione ha deciso di organizzare delle aggregazioni tra atenei regionali. Un esempio? In Friuli il test varrà per Trieste e Udine. Alla Sapienza un solo test per sei corsi di laurea. Ottanta domande a risposta multipla che terranno gli oltre 60mila candidati col fiato sospeso. Cultura generale, logica e, in fase sperimentale solo in alcuni atenei, domande di lingua inglese preparate dall’Università di Cambridge.

Le Università private, invece, anticipano la prova: martedì ci sarà il test alla Cattolica di Roma, mercoledì al San Raffaele di Milano. Negli atenei pubblici il 5 settembre e alcuni termine per le iscrizioni, quindi il numero dei candidati potrebbe ancora aumentare.

E il gran numero di iscritti ai test di ammissione dà man forte a chi chiede di eliminare la selezione in entrata. In Lombardia i sindacati dei medici hanno chiesto di riaprire i numeri chiusi delle università perché gli ospedali non hanno personale sufficiente. Ma per ora gli atenei mantengono le medie degli ultimi quindici anni. Un iscritto al primo anno di Medicina ogni tre posti letto al Policlinico di riferimento.

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