Bologna, polemiche intorno alla laurea a Napolitano

È una laurea honoris causa in acque agitate quella che avrà per protagonista il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 30 gennaio prossimo a Bologna. Alle proteste degli “indignados”, che considerano “semplicemente inaccettabile” l’onorificenza al Presidente, si allinea anche parte della Lega Nord locale, protagonista a sua volta insieme ai consiglieri comunali del Pdl di aspre critiche all’ateneo reo di non aver invitato i consiglieri comunali all’evento.

Ci sarà invece il ministro Annamaria Cancellieri e forse saranno presenti anche altri componenti del governo Monti per una cerimonia “tradizionale” che potrà accogliere un massimo di 900 persone nell’aula magna Santa Lucia. Ancora una cerimonia tra quattro mura, dunque, come quella che ha fatto arrabbiare gli studenti di Cosenza, ma all’ombra delle Torri ci saranno anche maxischermi in sala Borsa e allo Stabat Mater, mentre l’evento sarà trasmesso in streaming nelle facoltà.

A lamentare il “mancato invito” non sono però in questo caso gli studenti, ma i consiglieri comunali di Pdl e Lega, che lamentano il “gravissimo sgarbo istituzionale” nei confronti dell’amministrazione mentre i colleghi del Pd stemperano l’imbarazzo nell’attesa che un invito riparatorio arrivi in zona Cesarini. Ma la Lega Nord mette a segno anche un affondo più politico, con le parole della consigliera Lucia Borgonzoni, riportate dalla stampa locale: “Invece che ‘gongolare’, il rettore farebbe meglio a occuparsi di una università che non spicca più nelle classifiche mondiali”, mentre discutibile sarebbe anche il conferimento della laurea in relazioni internazionali ad un Presidente della Repubblica colpevole – secondo la leghista – di aver “svenduto il Paese a dei tecnici”.

Sulla stessa linea gli indignados bolognesi che in questi giorni annunciano azioni di contestazione e protesta per il 30 gennaio. Secondo gli aderenti a Occupy Bologna “il presidente della Repubblica è tra i maggiori responsabili dello stato di soggezione ai diktat della finanza globale e alle manovre lacrime e sangue che questa impone tramite il suo sodale Mario Monti”. E alle minacce di boicottaggio il rettore Ivano Dionigi taglia corto: “Stavolta è un’altra scala di valori, stavolta c’è il presidente della Repubblica”. Basterà per fermare i contestatori che assediano l’Alma Mater?