collettivo "Bartleby"

A Bologna l’ateneo cittadino ha deciso di non rinnovare l’assegnazione ormai scaduta dei locali messi a disposizione del collettivo “Bartleby”. Motivo del mancato rinnovo la necessità di eseguire lavori strutturali per l’ampliamento degli spazi della facoltà di Scienze politiche. Il collettivo, che prende il nome da un celebre racconto di Herman Melville, è composto da studenti, ricercatori e giovani lavoratori precari e negli ultimi due anni, nei locali loro assegnati dall’Università di Bologna, due sale in Via San Petronio Vecchio 30, ha organizzato senza soluzione di continuità iniziative culturali a costo zero per la collettività.

Il collettivo di scrittori “Wu Ming“, importante realtà del capoluogo emiliano che ha realizzato numerosi romanzi, ha scritto una lettera di sostegno al Bartleby, sottolineando l’importanza di non far morire questa realtà. Essi sottolineano che si tratta di un’esperienza che ha dimostrato una vitalità e una capacità di aggregazione di gran lunga eccedenti i locali messi a disposizione dall’università. Tuttavia secondo Wu Ming l’ateneo di Bologna preferisce “sbarazzarsi di questi giovinastri rompiscatole … dell’attività di promozione culturale che svolgono”. Viene messo in risalto nella lettera una differenza di attenzione nei confronti di questo tipo di realtà rispetto alle università europee, mentre a Bologna è considerata alla stregua di una scomoda zavorra di cui disfarsi.

La trattativa per trovare un nuovo spazio con l’assessore Alberto Ronchi è stata bruscamente interrotta in seguito alla partecipazione del collettivo all’occupazione dell’ormai dismesso Cinema arcobaleno insieme al movimento bolognese “Santa Insolvenza”, cinema oltretutto sgomberato pacificamente cinque giorni dopo. L’atto, che ha fatto infuriare l’amministrazione, ha portato alla decisione di impedire l’accesso al collettivo alla Sala Borsa della biblioteca comunale, luogo dove i sui esponenti si ritrovavano oltre l’orario di chiusura.

Il collettivo Wu Ming ancora si chiede ancora come sia possibile considerare in maniera del tutto differente, se non opposta, le azioni di manifestanti ed attivisti compiute all’estero, le quali vengono spesso elogiate e sostenute, rispetto ad attività simili svolte nel nostro paese: “Se gli occupanti di Zuccotti Park … ricevono la solidarietà dei più noti intellettuali mondiali e vengono indicati come esempi di impegno civico, è possibile che gli attivisti nostrani debbano essere trattati alla stregua di delinquentelli opportunisti?”.