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Cominciano a intravedersi le conseguenze che il blocco della didattica da parte dei ricercatori universitari potrebbe comportare negli atenei italiani. Lo sciopero delle cattedre, in segno di protesta contro il ddl Gelmini, lentamente configura scenari futuri in cui proprio la didattica universitaria è messa a rischio. A partire dalla capitale, dove, all’Università Sapienza, sono i ricercatori di Ingegneria che stanno tenendo le fila della protesta.

Proprio in una nota dei ricercatori di Ingegneria della Sapienza, si legge, che la quota dei ricercatori che hanno aderito alla sospensione della docenza per l’anno accademico 2010-2011 hanno già superato il 60 per cento.

Una protesta che è estesa però già da mesi a livello nazionale, e che rischia seriamente di paralizzare la didattica delle aule universitarie italiane. “Per effetto della protesta dei ricercatori a tempo indeterminato – dice infatti la nota dei ricercatori di Ingegneria di Roma – la grande maggioranza dei corsi di laurea non potrà partire il prossimo anno accademico, né alla Sapienza, né in tanti altri atenei italiani”.

Il grande e diversificato sciopero bianco dei ricercatori (motivato da l fatto che il ddl di riforma non riconosce né un ruolo giuridico ai ricercatori, né garantisce loro possibilità di carriera), insomma, comincia a dare i suoi frutti in più città universitarie italiane.

A dimostrarlo anche la recente decisione del Miur che avrebbe deciso di rinviare di 15 giorni, spostandola quindi al 1 giugno, la presentazione dell’offerta formativa da parte delle università.