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La notizia sull’Università di Harvard che in questi giorni sta facendo il giro del mondo, una volta tanto, non riguarda classifiche dei migliori atenei o prestigiose scoperte scientifiche. Anzi, è piuttosto raccapricciante: nella biblioteca universitaria è stato ritrovato un libro rilegato in pelle umana.

La conferma ufficiale arriva dall’ateneo stesso: il volume è quasi certamente realizzato in pelle umana. I sospetti che erano circolati già sul finire dello scorso anno, dunque, sono confermati. La nota manoscritta contenuta nel libro, un esemplare di Des destinées de l’ame (Dei destini dell’anima) dello scrittore ottocentesco Arsène Houssaye e donato alla biblioteca Houghton di Harvard nel 1934, è dunque veritiera.

“Il volume è rilegato in pergamena ricavata da pelle umana, senza ornamenti per preservarne l’eleganza. A un’attenta osservazione, si possono distinguere i pori della pelle. Un libro sull’anima umana meritava una rilegatura umana. Ho conservato questo pezzo di pelle umana preso dalla schiena di una donna. È interessante vedere le modifiche che questa pelle subisce in base al metodo di preparazione cui è sottoposta”: così recita, nelle prime pagine del libro, un’annotazione dell’antico proprietario. Che la leggenda – ormai vicinissima all’essere confermata – vuole sia da identificare in Ludovic Bouland, medico e avido collezionista di libri, oltre che amico dell’autore.

Il mistero avvolge ancora l’identità della donna con la cui pelle è stato rilegato il libro. Tuttora anonima, sarebbe una paziente di Bouland affetta da problemi psichiatrici e morta di “apoplessia” (con tutta probabilità, un infarto). Ma l’esemplare ritrovato a Harvard non è l’unico nel suo genere: un altro volume rilegato in pelle umana – anch’esso appartenuto al dottor Bouland – è conservato alla biblioteca Wellcome di Londra.

Se la pratica di ricavare pergamene dalla pelle umana oggi può apparirci alquanto macabra, va tuttavia considerato che nel diciannovesimo secolo donare i corpi di criminali ai medici e le pelli a rilegatori e pellai per le loro attività era non poco diffusa. La passione del dottor Bouland per questo particolare tipo di libri, dunque, all’epoca non faceva probabilmente alcuno scalpore.