Proteste a Montecitorio

Dopo il tour de force per l’approvazione del disegno di legge Gelmini sull’università, alla Camera, la maggioranza di governo tira un sospiro di sollievo. Un percorso irto di ostacoli, come gli emendamenti approvati da Futuro e libertà assieme all’opposizione e  le forti tensioni di piazza, con gli studenti che annunciano ancora battaglia.

Il ministro dell’Istruzione ha spiegato che se c’è la volontà politica il provvedimento potrebbe essere approvato in via definitiva al Senato prima del voto di fiducia al governo previsto per il 14 dicembre. Il presidente del consiglio ha definito il via libera di Montecitorio come “un altro obiettivo raggiunto dal governo del fare”.

Per Berlusconi quello che definisce il sesto punto del programma già realizzato è la dimostrazione che l’esecutivo fa le riforme e mantiene gli impegni. Poi l’attacco alla sinistra, complice a suo avviso di aver “occupato” settori come la cultura, l’istruzione e l’università introducendo privilegi e rendite di posizione.

Del tutto opposto il parere della Rete della conoscenza, che parla di un atto di governo, l’ennesimo, arrogante e violento. A giudizio della sigla che riunisce studenti e ricercatori il provvedimento passato a Montecitorio rende più debole l’università pubblica e più precaria la ricerca. In più, “le borse di studio vengono scippate e la copertura finanziaria per la riforma non c’è”.

La Rete della conoscenza ha lanciato un appello per scendere di nuovo in piazza proprio il 14 dicembre, quando è atteso il voto di fiducia al governo Berlusconi perché, spiegano, “quel giorno anche noi toglieremo la fiducia all’esecutivo”, che dovrà lasciare la guida del paese non per trame di palazzo ma grazie alla forte mobilitazione sociale che, a partire dagli studenti, farà sentire la sua voce contro misure “inique e miopi” come la legge Gelmini.