Silvio Berlusconi

Il via libero definitivo alla riforma dell’università restituisce il dovuto rilievo al merito ed eradica gli sprechi e le “parentopoli” negli atenei italiani. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una intervista a Mattino 5, ribadisce il suo compiacimento per l’approvazione del provvedimento e ne illustra così i pregi.

Berlusconi parla di una legge che “manda in pensione il ’68” e critica le precedenti leggi in materia volute dalla sinistra, che avevano prodotto un “sistema inefficiente”. Quanto agli studenti che in queste settimane hanno sfilato contro la riforma organizzando, cortei, scioperi della fame e forme creative di protesta, si tratta secondo il premier di “una minoranza rumorosa” che si mobilita contro il suo stesso futuro.

Già nel corso della conferenza stampa di fine anno Berlusconi aveva difeso il provvedimento e l’atteggiamento dell’esecutivo, e in particolare del ministro dell’Istruzione, nei confronti degli studenti. Ribadisce che Mariastella Gelmini ha incontrato tutti i rettori e che il disegno di legge è stato redatto alla luce di un centinaio di incontri.

“Una volta che i ragazzi conosceranno i contenuti di questa rivoluzione della riforma capiranno che non c’è nulla di negativo ha detto il presidente del consiglio ai giornalisti – Non è un castello di promesse impossibili come fu quella del ’98, è una riforma di cui possiamo essere orgogliosi“.

Anche il ministro Gelmini, commentando a caldo in via libera alla legge, aveva tenuto a sottolineare che l’ascolto di tutte le componenti del mondo universitario non è mai mancato, spiegando che lei stesso ha avuto modo di condividere il testo con il Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), organo consultivo composto di studenti eletti negli atenei.

Sul punto non si fanno attendere le critiche dell’Unione degli universitari, che spiega come il Cnsu si sia in realtà riunito una sola volta per l’elezione del suo presidente. Peraltro, spiegano gli studenti, “il ministro dovrebbe sapere che 22 componenti su 30 del Cnsu sono contrari o comunque critici verso la nuova legge, che concedendo l’ingresso negli atenei ai privati travolgerà l’università pubblica italiana.