Studenti sui monumenti

“Crolla Pompei, crollano anche gli atenei!”. Con questo slogan i dipartimenti di Archeologia e Storia dell’Università La Sapienza hanno messo in scena in via dei Fori imperiali a Roma un flash-mob di protesta contro le politiche sui beni culturali del governo. L’evento è stato fissato in concomitanza con il voto di fiducia nei confronti del ministro Bondi a seguito del crollo della Schola armatorum di Pompei. Voto che è slittato a seguito dello spostamento della votazione sul ddl Gelmini.

Durante la colorata azione di protesta ricercatori e studenti hanno “dato la parola” ai monumenti dell’area archeologica, che si sono animati per un istante, giusto il tempo di esprimere la loro sfiducia nei confronti dell’operato del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.”Io non mi fido” è stata la parola d’ordine della manifestazione con cui gli studenti hanno simbolicamente sfiduciato il ministro attraverso i beni che ha il compito di tutelare.

I giovani riuniti ai Fori imperiali invece hanno evidenziato “l’impossibilità di fidarsi di chi commissaria e privatizza i beni culturali, non investe sulla formazione e priva il Paese di una politica dei beni culturali all’altezza delle sue possibilità”. Anche la riforma Gelmini, che martedì 30 è al vaglio della Camera, è stata bersaglio del flash mob dei giovani della Sapienza, secondo i quali “è l’ennesima minaccia al mondo della cultura”.

Dopo la manifestazione gli studenti hanno fatto rientro nella città universitaria per partecipare a un’assemblea presso la facoltà di Lettere. All’ordine nel giorno la ripresa delle proteste contro il provvedimento, strenuamente difeso dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che sarà licenziato alla Camera. Il via libera è molto probabile, dal momento che – salvo inversioni di marcia dell’ultim’ora – il ddl ha ottenuto il pieno sostegno anche dei finiani, dopo che il presidente della Camera l’ha definito come uno dei migliori provvedimenti approvato in questa legislatura.

Gianfranco Fini ha sostenuto il ddl spiegando che gli atenei “sono 322 in un Paese con 104 province” e quindi che i costi dell’università si possono contenere riducendoli. Dichiarazioni che hanno disorientato molti studenti e ricercatori, i quali individuano una contraddizione tra le parole del leader di futuro e libertà e la visita sul tetto della facoltà di Architettura di Roma tre da parte di quattro esponenti di primo piano della stessa formazione politica.