Bangla College, studiavano qui 3 dei 6 studenti uccisi

Erano tutti studenti i sei giovani picchiati a morte della folla nelle strade di Savar, in Bangladesh, perché sospettati di stare per commettere una rapina. Il fatto è accaduto nelle prime ore di lunedì: un vero e proprio massacro che ha provocato nelle ore successive le proteste di studenti e cittadini. i manifestanti hanno bloccato il traffico nel pomeriggio, fino all’arrivo delle rassicurazioni delle forze dell’ordine, che hanno promesso di fare chiarezza sull’accaduto.

A cadere per mano della folla inferocita, secondo il sito di informazione locale bdnews24.com, sono stati Ibrahim e Shanta (24 anni) e Polash (26) studenti al Bangla College, Tipu Sultan (23 anni) iscritto al Tejgaon Government College, Shams Rahman Shammam (22 anni) della Mastermind International School, e infine Monir Setaf, studente alla Bangladesh University of Business and Technology. I parenti li hanno identificati al Dhaka Medical College Hospital dove sono stati portati per l’autopsia.

Sul luogo dell’eccidio sono state trovate diverse armi da taglio, con le quali i ragazzi sarebbero stati sul punto di compiere una rapina. Ma il settimo studente picchiato, sopravvissuto e tratto in arresto, nega ogni accusa: le armi ritrovate non sarebbero state loro: “Hanno iniziato a picchiarci prima ancora che capissimo cosa stava succedendo”, dice.

Il cugino di una delle vittime, Shammam, lo descrive come un ottimo studente, amante dello sport: “È impensabile che stesse per fare una rapina”.  Il padre di Ibrahim è un venditore di frutta e spiega: “Stavo pagando tutte le spese per la sua istruzione con il denaro che mi sono sudato”. La popolazione locale dell’area, alla periferia della città, sembra però esasperata dalla criminalità diffusa.

Appena venuti a conoscenza di quanto accaduto, alcuni studenti del Mirpur Bangla College sono scesi in strada bloccando il traffico dalle 12 alle 14 per chiedere l’arresto e la condanna dei colpevoli del linciaggio. La folla è stata dispersa solo grazie alle rassicurazioni del governo e delle forze dell’ordine che hanno garantito le opportune indagini per ricostruire le responsabilità della vicenda. Comunque siano andate le cose, il governo non tollera che “i cittadini possano farsi giustizia da soli“, ha commentato il ministro Shahara Khatun.