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I bambini che all’asilo riescono a stare concentrati sono quelli che hanno possibilità maggiori, si parla di una probabilità pari al 50 per cento in più, di finire l’università. Quelli bilingui, invece, si dimostrano più bravi a risolvere i problemi e più creativi. Si tratta del risultato di due ricerche universitarie: la prima è stata condotta dall’Oregon State University e pubblicata sull’Early Childhood Reasearch Quarterly, l’altra è opera di un gruppo di ricercatori scozzesi e dell’Università di Cagliari. I risultati di quest’ultima sono stati divulgati sull’International Journal of Biligualism.

“Il miglior dato per prevedere se una persona finirà l’università – spiegano i ricercatori della Oregon State University – non sono le conoscenze, ma se è o no in grado di prestare attenzione a lungo e di portare a termine i compiti a 4 anni”. Lo studio ha avuto come oggetto un gruppo di 430 bambini, ai cui genitori è stato chiesto di valutare con una frase il grado di attenzione dei loro pargoli. Poi a sette e ventuno anni ne sono state saggiate le capacità matematiche, mentre a venticinque la carriera universitaria. Da qui il risultato: i più concentrati all’asilo hanno un’alta possibilità di arrivare alla laurea.

L’altro studio, condotto a Dorgali in Sardegna e a Stornoway in Scozia, ha rilevato, invece, che “il bilinguismo può avere vantaggi dimostrabili, non solo nella lingua ma anche in aritmetica, nella risoluzione dei problemi e – dichiara Fraser Lauchlan dell’Università di Strathclyde – nello stimolare i bambini a pensare in modo creativo”. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che i bilingui hanno una particolare capacità di individuare e concentrarsi sulle cose più importanti, la cosiddetta attenzione selettiva, dovuta probabilmente al fatto di pensare in due lingue differenti. In poche parole, tale studio dimostrerebbe che i bambini bilingui hanno le carte in regola per diventare primi della classe a scuola e all’università.

La ricerca è stata condotta su alcuni alunni bilingui e monolingui delle elementari di quelle regioni dove esiste una lingua minoritaria. Più precisamente, in Scozia è stato esaminato un gruppo di bambini che parlavano la lingua inglese e per metà anche il gaelico scozzese, mentre in Sardegna è stato considerato un campione formato per metà da bambini che oltre all’italiano parlavano anche il sardo. Per giungere alla conclusione sopra illustrata, ai ragazzini sono stati poi assegnati compiti in lingua italiana o inglese nei quali i bilingui si sono dimostrati più bravi dei compagni monolingui.