laureati disoccupati

Si ingrossano ancora le file dell’esercito dei Neet e il fenomeno interessa sempre più anche i laureati. In Italia sono ormai 3,3 milioni i giovani che non hanno un impiego, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione professionale. A fornire le ultime cifre è un’elaborazione del Centro studi Datagiovani per Il Sole 24 Ore, che traccia un quadro tutt’altro che confortante della situazione dei cittadini nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 34 anni.

I Neet tra i 15 e i 29 anni sono 2,2 milioni e quelli tra i 30 e i 34 sono esattamente la metà dei primi (1,1 milioni). Tra gli under 35 un giovane su quattro è inattivo e cresce il numero di laureati che non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro e che abbandonano anche la strada della formazione. Dal 2008 al 2012 il numero totale di Neet in Italia è cresciuto di oltre mezzo milione (+17 per cento) e tra essi, quelli in possesso di un titolo di studio universitario sono aumentati del  20 per cento, segno che la laurea non protegge sufficientemente dalla disoccupazione, che dilaga tra i giovani a causa del perdurare della crisi economica. Ad essere ancora più preoccupante è il dato che oltre sei Neet su dieci siano talmente disillusi e scoraggiati da non cercare nemmeno più attivamente un lavoro.

Il maggior numero di Neet si riscontra tra le donne, che rappresentano il 58 per cento del totale, ma nel quadriennio 2008-2012 anche quello degli uomini è aumentato notevolmente (+30 per cento). Il maggior numero di inattivi – circa un terzo del totale – si trova nella fascia compresa tra i 30 e i 34 anni (+8 per cento dal 2008), ma nei quattro anni considerati c’è stato un vero e proprio boom di giovani tra i 15 e i 24 anni che sono rimasti esclusi dal mondo del lavoro e non seguono percorsi di formazione (+31 per cento).

Il fenomeno è più diffuso tra coloro che hanno un titolo di studio pari o inferiore al diploma di scuola secondaria superiore: rientrano tra i Neet il 28 per cento di quanti non hanno preso la maturità e il 24 per cento dei diplomati. La percentuale dei laureati inattivi, invece, si attesta al 18,6 per cento, ma cresce il numero di quelli che risultano sotto-occupati.

Dal punto di vista geografico, la maggior concentrazione si trova al Sud, dove risiede oltre la metà dei Neet totali e i giovani inattivi sono il 36 per cento. Il dato peggiore è quello di Campania e Sicilia (40 per cento), mentre quello più basso è del Trentino-Alto Adige (13 per cento). A onor del vero, tuttavia, bisogna ricordare che nelle due regioni in maglia nera è diffusissimo anche il lavoro sommerso, cosa che suggerisce di interpretare i dati con un po’ più di cautela.

In Europa i Neet rappresentano in media poco più del 17 per cento dei giovani e l’aumento dal 2008 è stato di appena un punto percentuale. L’Italia, con il suo 25 per cento di giovani inattivi, è ben lontana da Germania (11 per cento) e Francia (16 per cento), ma soprattutto da Austria, Olanda e Norvegia, dove il fenomeno interessa meno del 10 per cento dei giovani. Peggio di noi nel 2012 hanno fatto solo Grecia (29 per cento), Turchia (33 per cento) e Macedonia (34 per cento).