atleti professionisti battono studenti universitari in test di elaborazione visiva

Si sa, lo sport fa bene al cervello. A ribadirlo è ora uno studio apparso sul Nature Scientific Reports, secondo il quale gli atleti professionisti sono più veloci degli studenti universitari nell’elaborare complessi dati visivi.

L’autrice della scoperta è Jocelyn Faubert, professore della Scuola di Optometria dell’Università di Montreal. Secondo il suo studio, condotto su 51 giocatori di football della Premier League inglese, 21 giocatori di hockey della Lega Nazionale e 30 star del rugby della French Top 14, gli atleti professionisti hanno straordinarie capacità di apprendimento rapido perché sono in grado di iper-focalizzarsi per brevi periodi di tempo.

Le prestazioni dei 102 sportivi professionisti sono state misurate mediante un test di elaborazione visiva in 3D, dove i partecipanti dovevano semplicemente seguire degli oggetti che si muovevano sullo schermo, senza compiere alcun movimento. Il test, ripetuto 15 volte per un minimo di 5 giorni, è stato poi confrontato con quello di 173 atleti amatoriali e 33 studenti universitari non sportivi.

Dai risultati è emerso che gli atleti professionisti non solo miglioravano la velocità di apprendimento man mano che l’esperimento progrediva, ma avevano già prestazioni da primato fin dall’inizio. Gli sportivi amatoriali, invece, pur registrando all’inizio dell’esperimento prestazioni simili a quelle degli studenti universitari, superavano poi questi ultimi nel corso del tempo.

Lo studio non è riuscito a dimostrare se le abilità di apprendimento degli atleti professionisti siano innate o acquisite attraverso la pratica, anche se è chiaro che queste capacità sono assolutamente fondamentali per avere risultati di alto livello nello sport. L’apprendimento rapido degli atleti, però, non sembra essere condizionato dal particolare tipo di professione svolto, dato che il contesto del test non era sportivo.

“I professionisti dello sport” ha affermato Faubert “sono semplicemente più bravi degli studenti nelle attività mentali complesse, ovvero sono più capaci di interpretare il mondo reale in azione”.

Niente di nuovo, forse, per i poveri studenti universitari spesso accusati di portare a termine gli studi senza una vera e propria preparazione alla vita reale, soprattutto al mondo del lavoro. A loro non rimane che iniziare a praticare qualche sport.