Francesco Vitucci

Ventotto anni, una laurea in Fisica alla Sapienza di Roma, un assegno di ricerca in scadenza: Francesco Vitucci, segretario dell’Adi nella Capitale è uno dei tantissimi dottori di ricerca assegnisti in Italia. Ieri era tra gli oltre diecimila che hanno preso parte alla manifestazione “Il nostro tempo è adesso”. Il suo assegno scadrà tra soli quattro mesi: “Ora mentre lavoro ancora a pieno ritmo nel settore dei miei sogni – racconta – sto cercando il tempo per trovare un nuovo lavoro ma non è per nulla facile, non ci sono prospettive. E anche se mi dovessero rinnovare l’assegno per un altro anno tra dodici mesi sarei da capo”.

Mal pagati, senza tutele e senza certezze, ricercatori e dottorandi italiani oggi lavorano “per la gloria”: “Ma prima o poi ci si stanca di lavorare per la gloria – continua Francesco – in qualche modo ci si dovrà pure costruire una vita. Il problema è che in Italia fare il ricercatore assegnista non è più gavetta ma è sfruttamento“.

Dunque, per il futuro di Francesco e delle centinaia di ragazzi nella sua condizione la soluzione è una sola: “Sto seriamente pensando di cercare un posto da ricercatore all’estero dove c’è ancora spazio e atenei ed enti di ricerca offrono tutele e condizioni che noi non ci sogniamo nemmeno. L’80 per cento dei ragazzi che si sono laureati con me sono partiti e hanno intrapreso esperienze in altri Paesi”.

L’assegnista romano è anche preoccupato e poco speranzoso per il destino della stessa ricerca nel nostro Paese: “Per ora è ancora di buon livello grazie alla presenza di alcune figure importanti che però prima o poi faranno il loro corso. A quel punto tutti i ricercatori preparati si saranno trasferiti all’estero e il settore ricerca italiana sarà ridotto ai minimi termini. E comunque la qualità della ricerca è già calata negli ultimi anni”.

Francesco spiega perché è sceso in piazza ieri con altri migliaia di precari in tutta Italia: “Sono uno dei promotori di questa giornata. Dobbiamo iniziare a far capire che i precari non sono schiavi e a pretendere di vedere soddisfatti i nostri diritti. Oggi è solo l’inizio di una battaglia che durerà e che dovrà portare al miglioramento della situazione”.