Varato lo statuto dell'Universita di Bologna

Manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il nuovo statuto dell’Università di Bologna entrerà finalmente in vigore: probabilmente il testo sarà pubblicato entro la fine dell’anno, dopodiché occorrerà attendere solo 15 giorni per il via libera definitivo. Ma dopo aver portato a compimento l’iter per la riforma dello statuto richiesto dalla riforma Gelmini, l’Alma Mater sta già fissando le prossime tappe per il nuovo corso, prima fra tutte l’elezione dei direttori di 33 dipartimenti.

Dopo il parziale accoglimento di alcune osservazioni ministeriali e la nuova approvazione del testo definitivo in senato accademico e in consiglio di amministrazione, già dal prossimo anno diventerà realtà per studenti e docenti il nuovo volto dell’ateneo bolognese delineato dalla nuova carta costituzionale adottata dall’Alma Mater. Come anticipato saranno 11 le scuole che andranno a sostituire le attuali 23 facoltà, mentre 33 saranno i dipartimenti i cui direttori secondo il rettore Ivano Dionigi saranno individuati entro il 31 gennaio del prossimo anno. A marzo le nuove scuole e il nuovo senato.

L’approvazione avvenuta nei giorni scorsi ha confermato le contrarierà già esistenti all’interno degli organi accademici, da parte di sei membri del Cda, rappresentanti del governo, del personale tecnico-amministrativo, di Usb e della Cgil oltre che di un rappresentante dei ricercatori. Nessuno dei punti contestati però, secondo il rettore, “evidenzia illegittimità”, ma si tratta soltanto di alcune perplessità.

Questo nonostante siano state accolte alcune delle istanze sollevate da ministero e sindacati, in primis rispetto alla possibilità per chi ha ricoperto cariche sindacali di far parte degli organi accademici. Nel nuovo testo non è previsto il divieto. La Consulta del personale tecnico-amministrativo, ritenuta un “appesantimento” dal ministero è stata invece mantenuta “perché — spiega Dionigi — richiesta dai sindacati e perché consente la nomina di uno dei tre membri esterni del Cda”. Nessun automatismo invece tra l’attuale direttore amministrativo e la futura figura di direttore generale che sarà proposto dal rettore.