Esodo all'estero per i laureati italiani

Sono circa 65.000 i giovani italiani che hanno scelto la strada dell’emigrazione soltanto nei primi 10 mesi del 2010. Numeri che fanno impallidire le “orde” di tunisini sbarcati in Italia in 25.000 negli ultimi mesi. E che contribuiscono a disegnare i contorni sempre più nitidi di un Paese senza futuro. A lanciare l’allarme questa volta sono i giovani dell’Ance (l’associazione dei costruttori), con il rapporto presentato nel corso del convegno nazionale “Vado o resto?”, tenutosi a Roma.

Una domanda che si sono posti moltissimi giovani, istruiti e di belle speranze, che al “pantano” italiano hanno preferito un futuro all’estero. Sarebbe aumentato del 40 per cento, tra il 2000 e il 2007, il numero degli italiani laureati che attualmente lavorano nei paesi Ocse. Un “esodo biblico” – secondo il presidente dei giovani dell’Ance, Alfredo Letizia – che non riguarda dunque soltanto i cosiddetti “cervelli”, ovvero ricercatori e scienziati, ma anche un gran numero di “altri” talenti e di giovani che hanno l’ambizione di avviare, magari, una propria attività imprenditoriale.

Secondo i giovani dell’Ance, nel settore dell’edilizia è soprattutto l’esistenza di “un ambiente ostile al merito, impermeabile alla proposta, indifferente ai problemi del cittadino” a far scattare la molla migratoria tra gli under 30. “‘Andare a lavorare all’estero – spiega Letizia – è anche un indicatore di efficienza e di diversificazione industriale che ogni Paese all’avanguardia dovrebbe auspicare e sostenere. Ma oggi, soprattutto per le imprese più grandi, il mercato estero rappresenta una scelta obbligata, perché il nostro mercato è sempre più piccolo e conflittuale”.

I giovani più ambiziosi e capaci sono dunque costretti a fare le valigie, mentre la maggior parte di quelli che restano nel nostro Paese appartiene spesso alla generazione Neet, ovvero quella fetta sempre più larga di popolazione giovanile che non studia, non lavora e non segue corsi di formazione. Ma senza giovani e senza istruzione non esiste futuro per il Paese, ne sono convini anche i giovani costruttori.