analisi coldiretti emigrazione laureati 2013

Cresce l’emigrazione dei giovani laureati italiani. Lo fa sapere Coldiretti, che ha elaborato un’analisi a partire dai dati dell’Ocse, dalla quale è emerso che la grave crisi occupazionale in cui si trova attualmente il nostro Paese ha spinto ben 400mila laureati a cercare nuove opportunità all’estero. E il bilancio potrebbe aggravarsi: il 59 per cento dei giovani studenti si dichiara pronto, infatti, a espatriare per la stessa ragione. Intanto, il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge un nuovo record: ad Agosto ha segnato quota 40 per cento, facendo registrare uno dei livelli più alti mai raggiunto.

Complessivamente, ad Agosto, i senza lavoro sono stati 3 milioni 127mila, pari al 12,2 per cento, in aumento dell’1,4 per cento rispetto a Luglio. Per il ministro del lavoro Enrico Giovannini, si tratta di dati “pessimi, ma stabili”. Inoltre, secondo lui, il record di disoccupazione giovanile raggiunto è dovuto anche al fatto che, in una fase di possibile ripresa, ci sono più persone che rientrano nel mercato del lavoro. Stando all’analisi della Coldiretti, però, tale situazione ha nel frattempo spinto l’8 per cento dei giovani laureati intervistati a emigrare all’estero sulla scia di quelle “opportunità lavorative che l’Italia non offre più”.

I rischi di tale fenomeno sono diversi. Secondo la Coldiretti, il continuo emigrare dei giovani laureati italiani verso l’estero – inclusi i dottorandi – può a lungo andare provocare inceppamenti nel ricambio generazionale e causare un rallentamento della ripresa. E, per un Paese che è “nelle mani di una classe dirigente impegnata nella politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione con una età media di 58 anni: la più alta tra tutti i Paesi europei”, ciò contribuisce ad aggravare una situazione che non è già tra le migliori, con ripercussioni sempre maggiori sul tasso di disoccupazione giovanile. Insomma, un circolo vizioso che andrebbe spezzato.

In particolare, il record dei record si registra in ambito economico. Gli istituti di credito, infatti, guadagnano il primato dell’anzianità, con l’età media di presidenti e amministratori delegati che sfiora addirittura i 70 anni. Tali lavoratori non risultano essere vecchi solo da un punto di vista anagrafico, ma anche in termini di strategie che, a causa dello uno scarso afflusso di giovani e di idee più innovative, appaiono sempre più superate e fanno perdere competitività al Paese.