Medici

I dati dell’undicesimo Rapporto Almalaurea pubblicato recentemente mostrano una flessione del numero di laureati occupati e un calo della retribuzione mensile media. La risoluzione del problema passa anche dall’analisi di quello che probabilmente è l’unico ambito accademico esente da questo tipo di dinamica: l’area delle scienze mediche.

I laureati nelle professioni sanitarie, infatti, a tre anni dal conseguimento del titolo lavorano nel 97,2 per cento dei casi, contro una media nazionale del 75, 4. Al secondo posto si classificano i laureati in discipline economico-statistiche con l’85,8 per cento degli occupati. In campo medico, quelli che non sono occupati e non cercano lavoro sono meno del 2 per cento, presumibilmente laureati che hanno scelto di intraprendere altre attività. Sotto il 2 per cento anche coloro che dopo la laurea in Medicina o simile ancora cercano un’occupazione, contro il 13 per cento di media nazionale e il 7,2 nell’area economico-statistica.

Le lauree nelle Scienze mediche contribuiscono anche ad alzare la media nazionale delle retribuzioni, che a cinque anni dalla laurea è di 1.562 euro mensili per i maschi e di 1.275 euro per le donne (una differenza tra generi del 23 per cento). I dottori e affini laureati nel 2005, dopo cinque anni stanno decisamente meglio degli atri professionisti: il loro stipendio netto mensile raggiunge i 2.341 euro per i maschi e i 2.268 euro per le donne, in questo ambito decisamente meno discriminate che in altri.

Dopo gli impiegati in area medica, nella classifica delle retribuzioni a cinque anni dalla laurea si classificano gli ingegneri: i maschi percepiscono uno stipendio mensile di 1.713 euro, che diventano 1.469 per le donne. Rispetto alla media nazionale il settore sanitario vanta un +50 per cento di guadagni per i maschi e addirittura un +78 per cento per le donne, che con 1.275 euro mensili guadagnano il 33 per cento in meno degli uomini.

Ultima nota quella che riguarda la “ereditarietà” delle professioni. L’indagine Almalaurea sull’occupazione dei laureati rileva che il 31,2 per cento dei padri che svolgono la professione medica hanno un figlio che ha intrapreso gli stessi studi (al quarto posto dopo i laureati in Ingegneria, Giurisprudenza, Economia-statistica), mentre per i farmacisti la percentuale di figli “copioni” è del 23,9 per cento (sesto posto dopo Lingue).