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Tempi difficili per i neolaureati italiani. Lo conferma anche AlmaLaurea in uno studio sull’ingresso dei giovani dottori nel mondo del lavoro, in cui si segnala l’aumento della disoccupazione giovanile – che, secondo i dati del consorzio interuniversitario, ha toccato quota 41,7 per cento – e allo stesso tempo si sottolinea l’allargarsi del divario tra le opportunità lavorative offerte ai neolaureati del Nord e quelle dei loro omologhi del Sud. Tra le due zone d’Italia la differenza è adesso di 17 punti percentuali, in aumento di due punti rispetto a quanto rilevato nella precedente indagine.

Nel dettaglio, tra i neolaureati del Nord il tasso di occupazione è del 52,5 per cento, mentre è appena del 35 per cento al Sud e ciò indipendentemente dalla sede universitaria in cui si sono conclusi gli studi. Al Centro, invece, il divario è un po’ meno accentuato e la percentuale di occupati è pari al 47 per cento. Dando un’occhiata ai dati AlmaLaurea, è evidente come a soffrire maggiormente la penuria di lavoro siano i giovani del Mezzogiorno che, nella speranza di avere maggiori opportunità future, proseguono gli studi con un corso di secondo livello più di quanto facciano quelli che si trovano nelle regioni settentrionali (il 59 per cento contro il 51 per cento).

Il divario occupazionale tra Nord e Sud si fa più netto soprattutto per i neolaureati negli ambiti dell’educazione fisica,in quello  linguistico e in quello economico-statistico, fino a raggiungere i 24 punti percentuali. A peggiorare il quadro, secondo AlmaLaurea, un generale calo in tutte le zone considerate delle retribuzioni percepite dai giovani dottori che hanno trovato un impiego. Ma anche in questo caso la differenza fra le due principali zone d’Italia è piuttosto evidente: i guadagni mensili netti dei laureati al Nord (1.086 euro) sono più alti rispetto a quelli delle regioni centrali (1.001 euro) e soprattutto del Mezzogiorno (900 euro). Se la passa meglio chi ha deciso di espatriare trovando un impiego all’estero, dove gli stipendi sono sicuramente superiori (quasi 2.300 euro) a quelli dei colleghi rimasti nel Bel Paese.

Questo accentuarsi del divario tra Nord e Sud si constata anche da altri due elementi. Innanzitutto, le donne del Mezzogiorno sono le più svantaggiate: registrano, infatti, 10 punti in meno di occupazione rispetto agli uomini, a fronte dei 4 punti delle donne del Settentrione. Le tradizionali differenze retributive di genere risultano, inoltre, più marcate proprio nel Meridione, dove gli uomini guadagnano il 41 per cento in più delle colleghe, contro il 26 per cento registrato nelle aree settentrionali. Infine, nella parte più bassa dello Stivale sembrano dilagare di più anche le attività non regolamentate: si parla del 14 per cento contro il 5 per cento del Nord.