i dottori di ricerca dell'alma mater trovano più impiego all'estero

I dottori di ricerca che si formano all’Alma Mater di Bologna trovano più facilmente lavoro all’estero che in Italia. Ciò avviene soprattutto tra gli economisti e gli statistici (31 per cento), oltre che tra gli scienziati (25 per cento), intendendo per questi ultimi matematici, fisici, astronomi e informatici. Per chi resta nel Bel Paese le possibilità di trovare impiego in azienda o in enti pubblici sono assai ridotte. I dati sono stati raccolti dal Nucleo di valutazione dell’ateneo bolognese nella sua relazione 2012 sui corsi di dottorato.

Le differenze tra i vari ambiti disciplinari sono notevoli. Per esempio, quasi il 41 per cento di medici e chirurghi trova più facilmente impiego negli enti pubblici, mentre nel settore privano – in particolare come libera professione – lavorano soprattutto giuristi (57 per cento), veterinari (51 per cento), ingegneri e architetti (42 per cento). Una cosa, però, è certa: la maggior parte dei dottori di ricerca (56 per cento) che proviene dall’Alma Mater non trova lavoro né nel pubblico né nel privato in Italia. Quelli che vengono assorbiti nel primo settore sono il 16 per cento, nel secondo invece il 27 per cento. Va meglio a chi decide di andare a lavorare all’estero.

“Le imprese – dichiara il prorettore alla ricerca dell’Alma Mater di Bologna, Dario Braga, esprimendo una propria opinione sul rapporto 2012 – devono capire che hanno bisogno di chi sa fare ricerca per ripartire: il sistema imprenditoriale va educato”, in maniera tale che possa innovarsi. Mentre in Italia “il dottorato è stato sempre visto come un viatico per la carriera accademica”, all’estero capita sempre più spesso che le imprese offrano impiego a dottori di ricerca italiani. La colpa di questa fuga di cervelli non è solo del nostro sistema produttivo, ma anche dell’università che sforna ‘risorse’ con un’età fuori mercato.

A tal proposito, l’ateneo bolognese sta lavorando su più fronti per offrire maggiori possibilità di lavoro ai propri dottori di ricerca: “Abbiamo già attivato corsi di dottorato su progetti comuni con le aziende – spiega Braga – ad esempio Telecom, Unipol e imprese di ambito chimico-farmaceutico”. Il tutto è reso più facile grazie al ‘dottorato industriale’ concordato in via preventiva tra gli atenei e le imprese, una norma emanata recentemente dal ministro Francesco Profumo. Inoltre, “a partire dal prossimo ciclo, quindi da quest’anno – aggiunge il prorettore – saranno offerti a tutti i dottorandi corsi di comunicazione, business planning, economia di mercato e strutture societarie”, affinché siano più preparati quando entreranno in contatto con il mondo del lavoro.