Specializzandi medicina indagine

Allarme dei medici specializzandi di tutta Italia, i quali bocciano le scuole di specializzazione dove sono iscritti e gli insegnanti. Il giudizio negativo è il risultato finale dei dati raccolti attraverso un’indagine condotta da “Federspecializzandi”.

“Federspecializzandi” è un’organizzazione che riunisce i 22.000 medici iscritti alle scuole di specializzazione post-laurea di tutto il paese. L’indagine illustra il quadro generale di scontento dei medici specializzandi che criticano prevalentemente gli insegnanti, la formazione e le lezioni.

Scopo principale dell’indagine era infatti stabilire il grado di soddisfazione dei giovani medici e delineare lo stato attuale delle condizioni lavorative e di formazione. L’indagine è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario a 600 medici iscritti alle scuole di specializzazione di alcuni atenei italiani.

I dati parlano chiaro. Solo il 18% degli insegnanti sono ritenuti validi. Stesso discorso per la formazione, dove il 65% degli specializzandi in chirurgia, l’area in cui è stata riscontrata maggiore insoddisfazione, considera inadeguata la partecipazione alle attività.

In generale i giovani medici lamentano problemi seri come per esempio il fatto che è diventata una norma lavorare tanto (più delle ore dovute) e imparare molto poco. Secondo i dati raccolti infatti i medici passano tra le 50 e le 70 ore alla settimana in corsia, quando in realtà da contratto dovrebbero spendere 38 ore tra teoria e pratica.

I dati raccolti smascherano purtroppo anche altre gravi mancanze e vere e proprie emergenze nel percorso di formazione, soprattutto per quanto riguarda chirurgia. E’ un fatto appurato infatti che i giovani chirurgi, come dichiarato dalla metà degli intervistati, completa il ciclo di studi senza effettuare un solo intervento di alta chirurgia e nel 37% dei casi neanche come secondo operatore. In pratica è un privilegio imparare come tenere in mano un bisturi o apprendere le più elementari tecniche di base di un intervento chirurgico. La parte “pratica” della formazione è dunque ritenuta di bassissimo livello.

Dall’indagine è emerso anche che i medici cambierebbero volentieri ateneo, per uno migliore magari anche all’estero. La maggior parte delle scuole di specializzazione, circa 8 su 10, prevedono infatti la possibilità di frequentare un ciclo di studio all’estero.

Inoltre un numero consistente di specializzandi richiede di fare esperienza nelle sedi private, dove c’è la possibilità di usufruire di strumenti e tecnologie più avanzate.