allarme aumento tasse universitarie

Cara università, ma quanto mi costi? Negli ultimi anni le tasse universitarie sono in costante aumento, con picchi fino al +168 per cento. Questa, secondo molte associazioni studentesche, è una delle ragioni che contribuisce al parallelo calo delle immatricolazioni: con la situazione economica a dir poco sfavorevole che si trovano a dover affrontare, molte famiglie non possono più permettersi di mantenere i figli all’università.

L’allarme per l’aumento delle tasse universitarie è condiviso anche dal presidente della CRUI Marco Mancini, che indica come concausa delle diminuite iscrizioni agli atenei italiani anche un diritto allo studio talvolta insoddisfacente. Le università, infatti, non riescono più a sopravvivere a causa dei tagli al Fondo di finanziamento ordinario iniziati nel 2008, e dunque ricorrono all’aumento delle tasse come unico strumento per mantenersi in vita – per quanto, alla lunga, si tratti di una soluzione controproducente, vista soprattutto l’insufficienza delle borse di studio.

Per venire ai dati, secondo una recente indagine del quotidiano La Repubblica, dal 2004 al 2012 gli atenei con l’aumento più alto sono stati l’Università del Salento, che ha “ritoccato” i contributi del 167 per cento; l’Università per stranieri di Siena, con una crescita del 168 per cento; l’Università di Reggio Calabria con un +119 per cento; l’Università di Palermo, con rincari del 110 per cento, e la Federico II di Napoli, dove l’aumento è stato del 94 per cento. Tasse universitarie in crescita del 57 per cento, invece, per La Sapienza.

Gli atenei più “virtuosi”, ossia quelli che hanno fatto registrare i rincari più ridotti sono il Politecnico di Torino (più 14 per cento) e l’Università di Firenze (più 4,7 per cento, e nessun aumento per il 2013-14, come annunciato qualche giorno fa). Aumenti percentuali a parte, la maglia nera delle tasse più alte spetta al Politecnico di Milano, con una media di 1.700 euro all’anno.

Quanto alla media nazionale, sempre dal 2004 al 2012, le tasse universitarie sono cresciute da 632 a 948 euro a studente. Senza considerare tutte le spese “extra”, ma necessarie agli studi: dai contributi per i test di ammissione a quelli per la laurea, senza dimenticare il costo dei libri e, per i pendolari e i fuori sede, le spese per trasporti, mense e affitti. Fatti due conti, insomma, non c’è da stupirsi se pagare l’università ai figli sta diventando un problema per non poche famiglie. Il governo Letta e il ministro dell’Istruzione Carrozza, ovviamente chiamati in causa da molti, si dicono al lavoro anche su questo.