accademia dei lincei allarme per universita e ricerca

Il sistema della Scuola, dell’Università e della Ricerca in Italia “è prossimo al tracollo”. Il grido d’allarme arriva dalla Commissione per i problemi universitari dell’Accademia dei Lincei , e va ad associarsi alle analoghe preoccupazioni espresse pochi giorni fa dal Consiglio Universitario Nazionale, massimo organismo di rappresentanza del mondo dell’Università, nella sua Dichiarazione sulle Emergenze del Sistema.

La Commissione si dice consapevole della gravità della situazione universitaria e lancia un appello alle forze politiche in campo in questa campagna elettorale. Pur riconoscendo eccessive divisioni interne al mondo accademico, l’Accademia dei Lincei chiede alla politica di accantonare le legittime posizioni ideologiche per puntare all’interesse generale del Paese.

Tra i compiti della politica vi è infatti anche quello di rafforzare la centralità del sistema dell’istruzione e della ricerca perché sia, si legge nella nota diramata dalla Commissione, “pre-condizione di un vero e non parolaio sviluppo culturale, civile, sociale ed economico del Paese”. Ma non è solo alla classe politica che l’Accademia dei Lincei rivolge il suo allarme.

La Commissione lincea per i problemi universitari, costituitasi nel 1994, lancia un messaggio anche all’opinione pubblica. Nella nota si legge infatti che la stampa, la televisione e le associazioni sociali di vario tipo devono esercitare “tutta la pressione della propria forza sulle organizzazioni politiche responsabili, richiamandole, con severità e rigore, agli obblighi troppo spesso e troppo a lungo trascurati, verso i giovani e le generazioni future”.

Basta dare un’occhiata ai dati sulla spesa italiana per l’Università e la Ricerca per confermarne le pessime condizioni di salute e giustificare l’allarme dell’Accademia dei Lincei. Il nostro Paese investe nell’istruzione solo il 4,8 per cento del suo PIL ed è al ventinovesimo posto tra i 37 Paesi OCSE (che, in media, spendono invece per questi settori il 6,1 per cento del prodotto interno lordo). Anche per numero di laureati siamo ai livelli più bassi tra i Paesi OCSE, posizionandoci al trentaquattresimo posto. Solo il 20,2 per cento dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni ha infatti conseguito un diploma d’istruzione terziaria, a fronte di una media del 37,1.

Insomma, se è vero che per conquistare una posizione di rilievo a livello internazionale ormai serve primeggiare sul piano tecnologico e della ricerca, il nostro Paese rischia di rimanere tristemente indietro.