adesioni ricercatori blocco didattica

adesioni ricercatori blocco didattica

Autunno difficile in vista per le università italiane, in questi giorni alle prese con la definizione dell’offerta formativa. Sono quasi settemila, infatti, i ricercatori che hanno deciso di rinunciare alle attività didattiche non obbligatorie per legge, in segno di protesta contro il ddl Gelmini. A diffondere la stima è la Rete 29aprile, che sta monitorando i dati di indisponibilità rilevati negli atenei italiani, vale a dire le adesioni che all’interno di questi ci sono state allo sciopero bianco dei ricercatori per il prossimo anno accademico.

La rete, che prende il nome dall’assemblea di Milano che ha riunito i ricercatori di tutta Italia proprio il 29 aprile scorso, fin’ora ha monitorato le adesioni allo stop della didattica in 30 atenei sui 66 pubblici esistenti, corrispondenti ad un totale di 192 facoltà.

Su oltre diecimila ricercatori considerati, spiegano gli organizzatori della rete, Roberto Esposito e Daniele Radicioni, sono 6887 quelli che non faranno lezione né esami il prossimo anno, vale a dire quasi il 70 per cento di quelli presenti nelle facoltà considerate.

Una protesta, quella dei ricercatori italiani, che interessa tutto lo stivale – da Bari a Bologna, da Cagliari a Firenze, e poi Milano, Napoli, Roma, Torino, Verona, e molte altre città ancora – e che nasce dalla contestazione del disegno di legge Gelmini sulla riforma del sistema universitario. La riforma così come sta per essere approvata, spiegano i ricercatori, non riconosce lo stato giuridico del ricercatore e introduce la figura del ricercatore a tempo determinato. Non sarà possibile infatti fare ricerca per più di sei anni consecutivi. Dopo sei anni dal primo contratto i ricercatori dovranno tentare la strada dell’insegnamento, ma vista la frequenza con cui vengono banditi i concorsi, per molti di loro significherà cambiare lavoro e vita.

Intanto il blocco della didattica mette seriamente in crisi i rettori degli atenei italiani che proprio in questi giorni sono alle prese con la programmazione dei corsi per il nuovo anno accademico, passaggio fondamentale per l’orientamento delle matricole che a luglio si troveranno a dover scegliere a quali corsi di laurea iscriversi. La rinuncia dei ricercatori alla didattica, infatti, è alla base del ritardo dell’offerta formativa 2010-2011, prorogata dal Miur al 15 giugno, ma di fatto ancora non pubblicata.