accademia belle arti

Sono in sciopero della fame da una settimana e chiedono più dignità per il titolo di studio che conseguiranno, o che hanno già conseguito. Sono gli studenti e i professori delle Accademie delle Belle Arti (Aba), che tornano in prima linea contro la legge italiana che non prevede equivalenza tra i diplomi dell’alta formazione e le lauree.

Quello che chiedono però non è solo il riconoscimento dell’equipollenza. Vogliono percorsi formativi in linea con l’istruzione universitaria, un riconoscimento maggiore a livello di finanziamenti, così come la creazione di programmi di ricerca e scuole di dottorato, con annesso accesso ai fondi previsti ad hoc.

Le proteste delle Accademie di Belle Arti di questi giorni aggiungono un ulteriore capitolo a una vicenda iniziata da tanto tempo. Uno dei primi tentativi legislativi di equiparare l’istanza accademica e quella universitaria risale a circa 20 anni fa, quando poi l’iniziativa, che ha tentato di concretizzarsi nel 2000, è poi naufragata nella melma burocratica fatta di mancati decreti attuativi, cambi di governo, tagli di fondi e così via.

Episodio analogo nel 2007, quando docenti e studenti delle Accademie hanno infuocato la protesta tra sit-in e occupazioni nelle sedi delle Aba nelle principali città italiane. Tra i motivi della protesta i finanziamenti marginali all’alta formazione artistica e musicale, i contributi accademici fuori controllo che gravano sugli studenti e la mancanza di un decreto ministeriale per l’equiparazione dei titoli di studio.

Attualmente la legge in vigore tra il diploma conseguito alle Aba e la laurea non ci sono equipollenze, ovvero non c’è un provvedimento normativo che specifica a cosa equivale il diploma rilasciato dalle scuole di alta formazione, questo implica, ad esempio, che i diplomati di conservatori e accademie non possono accedere ai concorsi pubblici che richiedono il diploma di laurea.