abolizione valore legale laurea

Dal ministro Brunetta a Umberto Bossi, fino al ministro ombra della Funzione pubblica della fazione opposta, numerosi esponenti del mondo politico concordano sull’abolizione del valore legale della laurea, e la conseguente esplosione di corsi privati dall’incerta qualificazione.

Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha recentemente espresso l’intenzione di presentare una proposta di “azzeramento titoli”, per alimentare una “virtuosa” concorrenza tra atenei, “arginare il proliferare delle cattedre universitarie” e “ottimizzare la gestione delle risorse”.

Anche il ministro ombra Linda Lanzillotta, del Partito Democratico, si è rivelato d’accordo, e potrebbe anche accettare l’invito di Brunetta di “firmare la proposta di legge assieme”. Il ministro Mariastella Gelmini aveva già dichiarato il proprio assenso diversi mesi fa.

Il 9 gennaio, la Lega Nord aveva anche presentato in Parlamento un ordine del giorno proprio sull’abolizione del valore legale della laurea. Le ragioni? L’attuale titolo di studio, legalmente riconosciuto, sarebbe alla base della “falsa concorrenza” agli atenei del nord da parte delle università meridionali che si sarebbero trasformate in “laureifici”.

Ma l’abolizione del valore legale della laurea e degli altri titoli di studio comporterebbe in realtà numerose conseguenze. Oltre alla già citata “virtuosa concorrenza” tra gli atenei, con conseguente prestigio delle costose università private, si registrerebbe inevitabilmente una diminuzione delle iscrizioni a scuole e università.