Studenti Padova

Circa quaranta giovani sono saliti ieri pomeriggio a Padova sulla terrazza del rettorato annunciando l’occupazione a oltranza dei locali in attesa di incontrare il rettore. “Finché non parla con noi restiamo sul tetto: dormiamo qui” hanno fatto sapere gli studenti, in gran parte appartenenti all’area antagonista, che eludendo i controlli sono saliti sul punto più alto del Bo.

La protesta è scaturita da una decisione assunta dal precedente rettore, Vincenzo Milanesi, e fatta propria da quello attuale, Giuseppe Zaccaria. I due hanno predisposto e attuato ingenti misure di sicurezza per tutti gli accessi agli spazi del rettorato, facendo installare una guardiola e prevedendo la presenza di agenti della sicurezza privata armati, in modo che chiunque voglia entrare deve essere preventivamente identificato.

Gli studenti, che si sono mobilitati in occasione della riunione della commissione statuto (anticipata però al mattino proprio per aggirare le proteste), contestano anche la “militarizzazione” dell’università ogni volta che viene convocata un’assemblea dell’organismo d’ateneo (spesso contestato) deputato all’attuazione della riforma Gelmini. “Voi richiusi e blindati, noi liberi e incazzati” si legge sullo striscione srotolato dai giovani “occupanti” sul tetto dell’ateneo, nel cuore di Padova, che inneggia anche allo sciopero generale previsto per il prossimo 6 maggio e per il quale si stanno mobilitando molti studenti e giovani precari.

La “blindatura” proprio non gli va giù, ma l’ex rettore Milanesi l’aveva predisposta proprio per evitare le frequenti incursioni di protesta, sempre pacifica, dei gruppi studenteschi. A sostenere gli occupanti c’erano altri cinquanta studenti circa nel cortile dell’ateneo, dove hanno portato un cartello con la scritta “Zona a democrazia limitata” e alcuni segnali stradali. Ora, dopo aver aggirato il controllo della vigilanza raggiungendo la terrazza, i quaranta hanno annunciato di voler proseguire a oltranza, fino al rientro in città del rettore Zaccaria, in viaggio per ragioni istituzionali, al quale vogliono chiede un confronto sulla questione.