I premi Nobel che hanno fatto l'Italia unita

L’Italia si è fermata oggi per celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità. In tutto il Paese manifestazioni e momenti di riflessione hanno raccolto la partecipazione sentita di cittadine e cittadini di ogni età. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha aperto la giornata rendendo omaggio alla tomba del Milite ignoto all’Altare della Patria e deponendo una corona sulle tombe di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi. Fu proprio il 17 marzo 1861 che Vittorio Emanuele firmò la legge con la quale accettava i poteri, conferitigli dal neonato Parlamento italiano, di re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione”.

Anche le università italiane si sono unite ai festeggiamenti proponendo momenti di analisi storica e di svago. A Brescia la riflessione si è incentrata sul ruolo della donne nel Risorgimento e in particolare nei moti che valsero alla città l’appellativo di Leonessa d’Italia. Salerno ha festeggiato ieri con Unitalia, concerto delle band di ateneo, mentre l’Università di Urbino ha approfittato dell’anniversario dell’Unità d’Italia per riflettere con il direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis sul tema “Tutela del patrimonio culturale e identità nazionale”.

Ma assieme al ‘mito’ degli eroi risorgimentali, a costruire l’identità della nazione hanno contribuito, nel corso di questi 150 anni di Italia unita, anche numerosi esponenti del mondo universitario e della ricerca, a cominciare dai premi Nobel. Un esempio in questi momenti di paura per il Giappone è quello di Enrico Fermi, che negli anni Venti fu prima chiamato a Firenze per ricoprire il ruolo di docente di Fisica matematica e a dirigere l’Istituto di Fisica Antonio Garbasso, poi nel 1926 vinse il concorso come docente di Fisica teorica, occupando così la prima cattedra in materia nel nostro Paese. La commissione esaminatrice rilevò con stupore che Fermi, nonostante la giovane età e i pochi anni di lavoro di ricerca, facesse già onore alla fisica italiana. Fu così che a soli 37 anni, nel 1938, gli fu assegnato il premio Nobel per la Fisica.

Anche un altro Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, dopo gli studi alla Normale di Pisa (dove aveva studiato anche Fermi alcuni decenni prima) si laureò in Fisica nel 1957 e subito sbarcò alla Columbia University facendo esperimenti presso il sincrociclotrone di Nevis. Passato al Cern di Ginevra, nel 1984 venne insignito de Nobel assieme all’olandese Simon van der Meer: l’anno precedente avevano scoperto le particelle responsabili dell’interazione debole.

Ma non sono solo fisici ad aver costruito l’Italia unita, e spesso maltrattata, della scienza e della cultura. L’ultracentenaria Rita Levi Montalcini, Nobel per la Medicina nel 1986, ha avuto come compagni di università due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco, e ha girato come ricercatrice e docente diverse università del mondo.

Risale invece al 1907 l’unico Nobel per la Pace assegnato a un italiano e probabilmente non è un caso se lo ha ricevuto un patriota risorgimentale, che ha contribuito con i suoi scritti e il suo impegno sul campo a fare l’Italia unita. Si tratta di Ernesto Teodoro Moneta, nato a Milano nel 1833 e iscritto all’Università di Pavia nel 1852-53, quando lasciò gli studi per prendere parte alle lotte risorgimentali.